PENSIONI, FNP CISL PUGLIA: «I PREZZI SALGONO, LE PENSIONI NO. MIGLIAIA DI ANZIANI PUGLIESI RISCHIANO DI SCIVOLARE NELLA POVERTÀ»

PENSIONI, FNP CISL PUGLIA: «I PREZZI SALGONO, LE PENSIONI NO. MIGLIAIA DI ANZIANI PUGLIESI RISCHIANO DI SCIVOLARE NELLA POVERTÀ»

09/10/2026



Maiorano: «In Puglia l’assegno medio è di 1.090 euro, quasi 200 in meno della media nazionale. Con l’inflazione al 4,2% servono risposte adesso».

I prezzi hanno ripreso a correre e, come sempre, a pagare per primi sono quelli che non hanno margini. In Puglia sono soprattutto i pensionati, che partono già da assegni più bassi rispetto al resto del Paese.

I numeri li fornisce l’INPS. Al 1° gennaio 2026 in Puglia si contano 1.444.469 pensioni, con un importo medio di 1.090,28 euro al mese. La media italiana è di 1.283,75 euro: per un pensionato pugliese sono 193 euro in meno ogni mese. Intanto, secondo l’ISTAT, a settembre l’inflazione è salita al 4,2%, dal 3,3% di agosto, spinta soprattutto dalle bollette.

«Non possiamo stare a guardare i prezzi che salgono mentre le pensioni restano ferme», dice Domenico Maiorano, segretario reggente della FNP CISL Puglia. «Parlo ogni giorno con persone che fanno i conti al centesimo: la spesa, la luce, il gas, le medicine, una visita specialistica che non si può più rimandare. Chi vive con un reddito fisso e modesto non ha nessun modo di difendersi quando il costo della vita aumenta».

C’è poi chi sta peggio di tutti. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT BesT Puglia 2025, che fa riferimento al 2023, quasi 13 pensionati pugliesi su 100 vivono con meno di 500 euro lordi al mese di pensione. Nel resto d’Italia sono circa 9 su 100.

«Sono persone che hanno lavorato una vita e versato contributi per decenni», continua Maiorano. «Non è accettabile che oggi debbano scegliere se curarsi o accendere il riscaldamento. La pensione non è un regalo che qualcuno ci fa: è un diritto, e deve permettere di vivere con dignità».

Per la FNP CISL Puglia la strada è chiara: un meccanismo di rivalutazione delle pensioni più efficace e stabile, che regga anche quando l’inflazione accelera all’improvviso. E poi la detassazione della tredicesima, una quattordicesima più robusta e allargata a più persone, un fisco più equo tra pensionati e lavoratori dipendenti, un’attenzione particolare agli assegni più bassi.

«Chiediamo anche di portare dal 19% al 30% la detrazione delle spese sanitarie per chi ha più di settant’anni, con un rimborso diretto per gli incapienti, cioè per chi ha un reddito così basso da non poter usufruire delle detrazioni», aggiunge Maiorano. «Se ti curi o no non può dipendere da quante tasse paghi».

Ma non tutto si decide a Roma. «Qui in Puglia il problema dei soldi si somma a quello dei servizi», sottolinea il segretario. «Le liste d’attesa spingono le persone verso il privato. L’assistenza, la non autosufficienza, le badanti: sono costi che ricadono sulle pensioni e sulle famiglie. Per questo alla Regione chiediamo un confronto serio e continuativo su sanità territoriale, assistenza domiciliare e sostegno agli anziani più fragili».

La Federazione ricorda anche le altre ingiustizie del sistema: le pensioni delle donne, ancora più basse di quelle degli uomini; le carriere fatte di lavori discontinui; il lavoro di cura, svolto soprattutto in famiglia, che oggi non vale nulla ai fini della pensione. E pensa ai giovani, che domani rischiano di trovarsi in condizioni anche peggiori.

«Difendere le pensioni significa tenere insieme le generazioni», dice Maiorano. «Vivere più a lungo è una conquista. Non può trasformarsi in qualche anno in più passato a far quadrare i conti».

E conclude: «Il messaggio è semplice. I pensionati hanno già pagato abbastanza: l’inflazione, le inefficienze, i conti pubblici che non tornano. Non si può chiedere a loro, ancora una volta, di farsi carico di tutto. Difendere le loro pensioni vuol dire difendere la dignità delle persone e il futuro delle nostre comunità».